Messi è stellare. Il Barça è mondiale

Pur chiamandosi mondiale, il quinto trofeo del favoloso 2011 blaugrana è quello che arriva nel modo piû semplice: 4-0 al tenero Santos già alla fine del primo tempo, e il resto è accademia. Essendo targata Barcellona, trattasi di accademia celestiale, un calcio di palleggio, combinazioni e smarcamenti che impiega un quarto d’ora per allargare la difesa brasiliana, e di lì in poi dilaga producendo una quantità di palle-gol paragonabili al prodotto interno lordo dell’intero campionato polacco (nazione presa a caso, nessuno si offenda).

LA MOSSA — In assenza degli attaccanti titolari Villa e Sanchez, la mossa che permette a Guardiola di vincere così facilmente la partita è quella di avanzare Dani Alves e Thiago sulla linea offensiva chiedendo loro di imbiancarsi le scarpe col gesso delle linee laterali. La difesa brasiliana è costretta a dilatarsi in larghezza con i terzini, e non basta il dinamismo di Arouca in posizione di tappo per salvare i due centrali da un bagno impressionante. Come spesso succede al Barcellona, la catena Xavi-Messi è quella che indirizza la fase risolutiva della partita. Magistrale lo stop di tacco del regista per poi mandare in porta Leo sull’1-0, stupenda l’insistita azione del 2-0, con Xavi che s’inserisce in area dopo due ore (iperbole) di ipnotico possesso palla. In entrambi i casi un errore della difesa santista agevola la chiusura dell’operazione, ma è chiaro che se non pressi a dovere i catalani non hai una chance. Guardiola festeggia già al 2-0 il trofeo numero 13 del suo irripetibile ciclo blaugrana, consapevole che anche stavolta non ce n’è per nessuno. Fabregas a tempo scaduto, dopo la presa della linea di fondo da parte di Alves e un primo tentativo contrato a Thiago, fissa il 3-0 che è una sentenza di cassazione.

NEYMAR MOGIO — Fra i più mogi all’intervallo c’è ovviamente Neymar, il formidabile ragazzino che, come temevamo (ci sta molto simpatico), ha assaggiato a Yokohama la differenza tra chi gioca individualmente bene – lui in particolare, il Santos in generale – e chi gioca anche forte collettivamente come il Barcellona. Alla vigilia Fabregas l’aveva detto, per quanto funambolico con la palla tra i piedi, se Neymar non avesse ricevuto la palla non si sarebbe reso pericoloso. Esattamente quel che è successo: e l’unica volta che il ragazzo è riuscito a farsi largo, Piqué gli ha messo una mano in faccia spendendo un’ammonizione, ma tenendolo lontano da Valdes.

POKER DI MESSI — Finalmente più aggressivo nella ripresa, quando però i buoi sono abbondantemente scappati dalla stalla, il Santos (nel quale Ganso comunque non dispiace) spedisce proprio Neymar due volte alla conclusione, una fuori bersaglio e l’altra salvata da Valdes in uscita. “Ci sarà tempo”, sembrano dirgli tutti, da Puyol e Xavi in campo a Platini sul palco delle premiazioni; ma non c’è dubbio che Neymar, per crescere definitivamente, debba venire al più presto in Europa. Il recital del Barcellona nella ripresa è piacevole ma molto leggero, giusto un po’ di attenzione dietro per non riaprire la partita e il resto è jam-session di talento offensivo. Messi segna un quarto gol procuratogli da Alves – partitone il suo – Fabregas e lo stesso Alves timbrano due pali, il fatto che non arrivi la solita manita è un caso da realtà romanzesca. L’unica stranezza è la rinuncia di Guardiola a schierare undici uomini cresciuti nel vivaio: nove erano all’inizio, otto chiudono dopo i cambi. Pep è bravo anche a non voler stravincere.

Paolo Condò, La Gazzetta dello Sport

http://www.gazzetta.it/Calcio_Estero/Primo_Piano/18-12-2011/-ora-messi-contro-neymar-barca-santos-vale-mondiale-804062197042.shtml

About Marc Leprêtre

Marc Leprêtre is researcher in sociolinguistics, history and political science. Born in Etterbeek (Belgium), he lives in Barcelona (Spain) since 1982. He holds a PhD in History and a BA in Sociolinguistics. He is currently head of studies and prospective at the Centre for Contemporary Affairs (Government of Catalonia). Devoted Springsteen and Barça fan…
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