Spagna, il triplete è realtà. Mai nessuno come la Roja

Gli ultimi 4 anni hanno cambiato la storia calcistica della Spagna. C’è stato il Barcellona di Pep Guardiola, che ha elevato il calcio e a forma d’arte vincendo una quantità di trofei (14) difficilmente ripetibile. Poi la nazionale, capace di aprire all’Europeo del 2008 un cerchio che (momentaneamente, aspettando Brasile 2014) si è chiuso dopo il 4-0 all’Italia, con la conquista della seconda rassegna continentale consecutiva inframmezzata da un Mondiale. Finora nessuno c’era riuscito. Superata anche la grande Germania degli Anni 70, vincitrice dell’Europeo del 1972, del Mondiale 1974 contro l’Olanda di Cruyff e Neeskens e finalista all’Europeo 1976, perso con la Cecoslovacchia ai rigori. Prima del 2008, la Spagna aveva vinto solo un campionato europeo nel 1964, disputato in casa. Era la squadra di Suarez e Gento, degli eroi della finale Pereda e Marcelino. L’uomo della svolta si chiama Luis Aragonés, che prende in mano la nazionale dopo la sfortunata uscita al primo turno a Euro 2004.

QUALITA’ — Il successore di Inaki Saez si ritrova una squadra giovane, con tanti giocatori di qualità che ancora oggi formano un telaio vicino alla perfezione. Concetti come il possesso palla, l’attacco dello spazio con gli inserimenti da dietro sono presenti ma meno rilevanti rispetto ad oggi, perché quella Spagna gioca con due grandi attaccanti, David Villa e un Fernando Torres reduce da 24 gol nella Liga con l’Atletico Madrid e lontano dagli infortuni che lo hanno un po’ ridimensionato. Il modulo di base è il 4-4-2, col naturalizzato Marcos Senna insieme a Xavi in mezzo, Iniesta e Silva tendenzialmente esterni. Ramos fa il terzino in una difesa completata da Marchena, Puyol e Capdevila. Gente come Fabregas e Xabi Alonso parte spesso dalla panchina, per darvi un’idea. Dopo il 4-1 iniziale alla Russia, arrivano due vittorie per 2-1 contro Svezia e Grecia. Primo posto nel girone a punteggio pieno.

QUELL’INCROCIO… — Ma chissà come sarebbe andata se in quel 22 giugno De Rossi e Di Natale non avessero sbagliato i loro rigori. L’Italia di Roberto Donadoni tiene bene il campo nei 120′ regolamentari di quel quarto di finale, chiusi sullo 0-0. Anzi, è proprio Casillas l’eroe: prima di parare i due penalty, si supera su una girata di testa di Di Natale nei supplementari. La Spagna, passato lo scoglio Italia, travolge ancora la Russia, stavolta per 3-0, e va in finale con la Germania senza Villa, uscito infortunato in semifinale. Ci pensa un grande Torres, unica punta in campo per Aragonés. El Nino dopo aver colpito un palo, lanciato da Xavi anticipa Jens Lehmann in uscita e infila con un tocco di destro in diagonale. Curiosità: in quella partita il possesso palla è al 53% tedesco.

IN VETTA AL MONDO — Dopo il trionfo agli europei, Aragonés lascia la panchina a Vicente Del Bosque. Un tecnico che in 61 partite con la Spagna ne ha vinte 51 e perse solo 2. La partecipazione alla Confederation Cup del 2009, prima in assoluto, si chiude con una sconfitta in semfinale con gli Usa abbastanza clamorosa. Poco male. La qualificazione a Sudafrica 2010 arriva vincendo tutte le partite del gruppo 5. Sull’ossatura della formazione campione d’Europa entra un campione, Piqué, e altri giocatori di livello come Busquets, Pedro, Jesus Navas e Llorente. Il girone con Svizzera, Cile e Honduras, parte nel peggiore dei modi. Lo svizzero Gelson Fernandes, visto in serie A con Chievo e Udinese, interrompe una serie di 12 successi consecutivi della Spagna. Stupisce la Svizzera, che concede solo una traversa a Xabi Alonso. David Villa, eroe di quel Mondiale, sistema le cose con una doppietta all’Honduras, poi la qualificazione arriva col 2-1 sul Cile, firmato Villa e Iniesta. I maestri del possesso palla trovano poi nella seconda fase due armi decisive: una solidità difensiva pazzesca con Piqué accanto a Puyol e il solito David Villa. Arrivano quattro 1-0 consecutivi: Villa fa tornare a casa Portogallo e Paraguay, poi Puyol decide la semifinale con la Germania. La finale è molto equilibrata: Sneijder manda in porta Robben che sbaglia a tu per tu con Casillas. E allora nei supplementari ci pensa Iniesta.

“FALSO NUEVE” — Il resto è storia recente. Di Euro 2012. Mancano due pezzi da novanta come Villa e Puyol. Jordi Alba, nuovo acquisto del Barça, è l’innesto più rilevante, a sinistra per Capdevila. Del Bosque spesso gioca senza punta, adattando Fabregas centravanti. E accentuando la tendenza al possesso palla. Il gioco passa spesso per vie centrali, tranne quando entrano Pedro o Navas.

MA NON ERANO IN CALO? — Alcuni uomini (Xavi su tutti) appaiono comprensibilmente stanchi. E sembra che ci siano poche varianti di gioco contro squadre chiuse. Con la Croazia, nella partita del mancato pari che può eliminarci, è decisivo Casillas, l’uomo delle 100 vittorie in 137 presenze, levando dalla porta il colpo di testa di Rakitic su assist di Modric. L’Italia se l’era anche giocata alla pari nella prima partita, molto prima che la Roja battesse 2-0 nei quarti una Francia modesta e scacciasse lo spauracchio CR7 in semifinale solo dopo i rigori. Spagna battibile? Si diceva così prima di stasera. Il verdetto del campo è stato impietoso per l’Italia. Due gol, i primi, splendidi. Il finale in scioltezza dopo l’uscita per infortunio di Thiago Motta. Una scoppola che non rende merito al grande torneo dell’Italia. Che si è inchinata a una squadra leggendaria. E per una volta non stiamo abusando della definizione: dopo stasera, i 23 convocati a Euro 2012 sommano 233 trofei vinti. 233. Sì, avete capito bene.

Jacopo Gerna, La Gazzetta dello Sport

http://www.gazzetta.it/Europei/2012/29-06-2012/spagna-se-ci-batti-fai-storia-due-europei-fila-mondiale-911676705675.shtml

About Marc Leprêtre

Marc Leprêtre is researcher in sociolinguistics, history and political science. Born in Etterbeek (Belgium), he lives in Barcelona (Spain) since 1982. He holds a PhD in History and a BA in Sociolinguistics. He is currently head of studies and prospective at the Centre for Contemporary Affairs (Government of Catalonia). Devoted Springsteen and Barça fan…
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